In casa Milan sono giorni di grande attesa per la trasferta di Genova, la sfida a Daniele De Rossi sarà un crocevia fondamentale nella corsa ad un piazzamento per la zona Champions League. Obiettivo prioritario il quarto posto, sembrava al sicuro prima che la squadra esplodesse sul piano dei risultati, gioco e rendimento.
Non fanno bene le voci più disparate che riguardano il calciomercato estivo e il possibile rimpasto societario. La squadra ha il dovere di non farsi distrarre e di rimanere concentrata sul momento. Massimiliano Allegri e il suo staff stanno lavorando per tenere alta la concentrazione, isolando il gruppo dalle voci.
Addirittura si parla di un possibile addio del tecnico livornese e del direttore sportivo Igli Tare, con maggiori poteri a Zlatan Ibrahimovic (lo svedese non figura nemmeno nell’organigramma). Tanto per incominciare, l’attuale uomo mercato è blindato da un contratto triennale e il club non può sostenere le spese di un esonero.
Lo stesso allenatore ha un contratto in essere e o si arriva a una rescissione consensuale o lo stipendio va pagato fino a che il tecnico non trova una nuova squadra o approda alla guida della Nazionale Azzurra. Spieghiamo questi tecnicismi per fare capire la situazione economica.
Una società attenta ai conti come quella rossonera non si può permettere di licenziare professionisti e tenerli a libro paga. In questo caso, parliamo di due professionisti lautamente pagati. Fra le tante voci si parla anche di dissidi interni fra Zlatan Ibrahimovic e Massimiliano Allegri. Lo riporta il giornalista Franco Ordine.
La domanda è: come avrebbe avuto queste informazioni? Soprattutto da parte di una società che a livello di comunicazione verso l’esterno è ermetica alla massima potenza. Sicuramente per come è stata strutturata la società, ci sono troppe anime sciolte. Centrale la figura dell’a.s. Giorgio Furlani.
Il dirigente è di fatto il numero uno di Viale Aldo Rossi, colui che è stato il vero artefice dell’allontanamento di Paolo Maldini e Frederic Massara. Motivo per il quale è una figura invisa alla tifoseria e quello paradossalmente più a rischio di addio. Il patron Joseph Cardinale deve vendere il prodotto una volta finito lo stadio, ha bisogno dei risultati sportivi.
E la gestione degli attuali dirigenti è motivo di riflessione negli States, a fine anno e in base al risultato finale del campionato, molto potrebbe cambiare. Di certo non arriverà Tony D’Amico come ventilato da più parti. Non è il direttore sportivo il problema, ma un gruppo di lavoro male assortito negli uffici di Casa Milan.





















