venerdì, Agosto 14, 2026
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Basket femminile: l’Italia di coach Capobianco, vola in Belgio per il primo test Pre-Mondiale di Berlino

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​Dal raduno dell’Acqua Acetosa al sogno di Berlino: come la Nazionale Femminile vuole conquistare tutti al Mondiale

Di Fabio Faiola

​Mentre a Roma la calura di agosto concede ben poche tregue, c’è chi tra una seduta di atletica, relax in piscina  e un’ora di crioterapia, prepara la spedizione più importante degli ultimi 32 anni. Chi dal 4 al 13 agosto è passato nei pressi del Centro di Preparazione Olimpica dell’Acqua Acetosa lo ha notato subito: corpi atletici, altezze ben sopra la media, gioventù, energia contagiosa e gruppo unito.

Queste sono le azzurre della Nazionale di basket femminile, pronte a chiudere il raduno romano e ad addentrarsi nella fase più intensa di avvicinamento verso la FIBA Women’s Basketball World Cup di Berlino (4-13 settembre).

​Le protagoniste

Tutti conoscono Cecilia Zandalasini. È inevitabile: classe pura, talento cristallino, braccia infinite e quell’esperienza internazionale maturata tra WNBA e i parquet più prestigiosi d’Europa che la rendono la stella polare della squadra. Quando la palla scotta, finisce nelle sue mani. Ma il basket – quello vero, non quello da copertina – si vince nelle pieghe della partita, e questo gruppo ha dimostrato che il singolo talento è solo la punta dell’iceberg. Dietro “Zanda” c’è un’orchestra ben affiatata dove ogni atleta porta il suo prezioso contributo.

​La spina dorsale: chi gestisce il ritmo

Matilde Villa (Playmaker, 2004) Non fatevi ingannare dal sorriso timido: in campo ha la spregiudicatezza di una veterana e la velocità di esecuzione di un computer. Ha un cambio di ritmo devastante nel primo passo che mette in crisi anche le difese fisiche d’oltreoceano. Deve ancora affinare le letture a ritmi lenti, ma quando alza la transizione è uno spettacolo. L’umiltà che la caratterizza è uno dei suoi punti di forza.

Costanza Verona (Playmaker/Guardia, 1999) È la mente tattica, l’equilibratrice. Rispetto alla fiammata istintiva di Villa, “Costi” porta gestione, difesa asfissiante sulla palla e quella capacità di prendersi tiri pesanti quando l’attacco va in stall. La sua tenuta mentale è la polizza d’assicurazione del coach.

​Il perimetro: tiro, atletismo e difesa

Francesca Pan (Guardia/Ala, 1997) La capitana silenziosa. Cresciuta nel basket universitario americano (Georgia Tech), porta quel veleno difensivo e quell’intensità da “floor general” che spesso non finiscono nel tabellino ma cambiano l’inerzia delle gare. Se trova continuità dall’arco, l’Italia cambia dimensione.

Martina Fassina (Ala, 1999) Giocatrice totale di utilità pura. Non ruba l’occhio con giocate ad effetto, ma è dove deve essere: a rimbalzo d’attacco, sulla linea di passaggio o a chiudere il buco in aiuto. È il classico profilo che ogni allenatore vorrebbe avere in campo nei finali di quarto.

Ilaria Panzera (Guardia/Ala, 2002) Versatilità fisica impressionante per il perimetro. Può battezzare la guardia avversaria più pericolosa e subito dopo correre in contropiede per chiudere sopra il ferro. Il suo sviluppo nel tiro piazzato è la chiave per compiere il definitivo salto di qualità.

​I centimetri sotto canestro: muscoli e dinamismo

Lorela Cubaj (Centro, 1999) Un pilastro d’area. Con le sue braccia e la stazza maturata in USA tra WNBA e college, Cubaj è il perno difensivo: protegge il ferro, comunica sui blocchi e ripulisce il tabellone. In attacco è un’eccellente “passatrice dal post”, qualità rara per un centro puro.

Olbis Andrè (Centro, 1998) Fisicità esplosiva e puro dinamismo. Rispetto al lavoro di posizione di Cubaj, Andrè fa male sui roll veloci verso canestro e nelle intimidazioni in ripiegamento. Quando gioca con aggressività senza caricarsi di falli precoci, diventa il terrore delle lunghe avversarie.

Jasmine Keys (Ala Grande, 1997) Il classico “quattro” moderno: mobile, atletica, capace di correre il campo come una guardia e di aprire l’area col tiro da fuori. La sua capacità di cambiare su tutti i blocchi in difesa rende la retroguardia azzurra estremamente fluida e difficile da attaccare.

Sara Madera (Ala Grande/Centro, 2000) Mani dolci e fondamentali doti di lettura del gioco. Può colpire dalla media e lunga distanza, allargando il campo per le penetrazioni di Zandalasini e Villa. Un’arma tattica preziosa quando c’è da scardinare le difese a zona.

​La tabella di marcia verso Berlino

​Dopo un intenso periodo di allenamento all’Acqua Acetosa, di cui accennato sopra, il percorso di avvicinamento al torneo iridato entra ora nel suo snodo cruciale attraverso una serie di test internazionali d’alto livello:

  • 14 agosto: Terminata la prima fase di allenamenti a Roma, la squadra parte venerdì 14 agosto alla volta di Kortrijk (via Bruxelles).
  • 15 e 16 agosto (Belgio): Primi test amichevoli contro le campionesse d’Europa del Belgio (il 15 alle ore 15:00 e il 16 alle 18:00).
  • 17 – 22 agosto (Trento & Cina): Rientro in Italia per la seconda tappa a Trento. Il 21 agosto le Azzurre affronteranno la Cina in amichevole ufficiale alla BTS Arena (ore 19:30), seguita il 22 agosto da uno scrimmage a porte chiuse (ore 15:00) sempre contro la selezione cinese.
  • 25 – 28 agosto (Roma & Francia): Dopo un breve passaggio di rifinitura nuovamente all’Acqua Acetosa il 25 agosto, l’Italia volerà a Parigi per sostenere due sfide consecutive contro la Francia il 27 e il 28 agosto.
  • 1 settembre: Trasferimento definitivo a Berlino per l’ingresso nel villaggio e l’inizio ufficiale della settimana mondiale.

​Il verdetto del campo

​Il gruppo azzurro non parte con i favori del pronostico contro corazzate fisiche come USA, Cina o la solida Francia. Ma ha dei punti di forza,  che le altre nazionali temono: Coach Capobianco, la coesione e la velocità di esecuzione. Se l’intesa vista fuori dal campo e le intense sedute di lavoro al centro capitolino si tradurranno in chimica di squadra nei 40 minuti di gioco, l’Italia avrà le carte in regola per essere la vera mina vagante del Mondiale.

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