Il caso di Franco Mastantuono ha scosso l’ambiente del Real Madrid nelle ultime ore, portando alla luce una profonda frattura tra il giovane talento argentino e una parte della tifoseria del Santiago Bernabéu.
Il peso del paragone e il numero 30
Tutto ha avuto inizio con la scelta simbolica del giocatore di indossare la maglia numero 30, lo stesso numero utilizzato da Lionel Messi ai tempi del PSG. Mastantuono ha giustificato la scelta citando motivi sentimentali legati ai suoi esordi al River Plate, ma la dichiarazione rilasciata in conferenza stampa — “Sono argentino e per me il miglior giocatore del mondo è Messi” — non è stata digerita dai tifosi madridisti, storicamente legati alla rivalità con l’ex stella del Barcellona.
Lo scontro tra Mastantuono e i tifosi del Real Madrid
Dopo la recente vittoria in Champions League contro il Monaco (6-1), in cui il diciottenne ha trovato la via del gol, Mastantuono ha rotto il silenzio in zona mista per rispondere alle critiche feroci ricevute nelle ultime settimane. Il giocatore ha attaccato frontalmente la narrazione mediatica e l’impazienza di alcuni sostenitori:
“Sento dire che sono il ‘nuovo Messi’ o il ‘peggior acquisto’ della storia di questo club. Fa male, ma non mi definisco attraverso il rumore esterno. Non sono Messi e non sarò mai Messi, ma non sono nemmeno un disastro.”
Polemiche burocratiche e ambientali
Oltre alle parole, la polemica è alimentata da questioni extra-campo. Il Real Madrid è stato accusato di “frode alla legge” per averlo tesserato formalmente con il Real Madrid Castilla (la squadra B) per aggirare i limiti salariali, pur impiegandolo stabilmente in prima squadra con Xabi Alonso. A questo si aggiunge l’imbarazzo del club per i cori “Franco, Franco” intonati dalla curva: nati per incitare il giocatore, sono stati duramente criticati per il richiamo involontario al dittatore Francisco Franco, spingendo la società a vietare la personalizzazione delle maglie con il solo nome di battesimo.
Mastantuono sembra ora trovarsi in un limbo: ammirato per il talento cristallino, ma sotto assedio per una personalità giudicata troppo “provocatoria” per i canoni della Casa Blanca.















