Thierry Henry ha raccontato a margine della sfida di Champions cosa significa essere Juventus, fa parte di un club storico, di un gruppo con un certo tipo di mentalità, che in estate potrebbe subire l’ennesima centrifugata, con l’innesto di juventini del passato, in sostituzione di dirigenti che non si sono, finora, dimostrati all’altezza del compito a loro assegnato.
Per spiegare la mentalità juventina di quegli anni, Henry ha raccontato un aneddoto molto particolare: “Arrivai e c’erano giocatore del calibro di Del Piero, Inzaghi, Zidane, Deschamps e Di Livio.
Al campo di allenamento stavano correndo e prima di un esercizio mi dissero: ‘Mettiti da parte, questo non è ancora per te’. Io provai a restare perché ero appena arrivato, ma mi limitai a guardare.
Tacchinardi scattò avanti e indietro da un paletto all’altro fino a quasi svenire e poi vomitò.
Così tornai nello spogliatoio e pensai: ‘Non sono pronto per questo’. Le persone dicevano che quella squadra correva molto: erano pronti ad andare oltre ai limiti, erano pronti a morire sul campo per la squadra”.
Queste le parole molto significative dette da un campione assoluto, probabilmente uno dei più grandi di sempre, che ancora oggi conserva un ricordo di grande rispetto nei confronti di uno dei club più titolati del mondo.









