sabato, Maggio 2, 2026
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Ecco cosa direbbe, ironicamente, Peppino Prisco sulla FIGC a Malagò

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Immaginiamo l’Avvocato nel suo studio, mentre socchiude gli occhi davanti a un titolo di giornale, pronto a sferrare il colpo di fioretto, spada o sciabola, a seconda del punto che si vuole colpire. Se il tono deve farsi più tagliente, Prisco passerebbe direttamente all’artiglieria pesante.

​FIGC: Canottieri, Poeti e il Rischio della Competenza

di Peppino Prisco dall’aldilà

​”Ho letto che per la poltrona della FIGC si fa il nome di Malagò. Una scelta coraggiosa, non c’è che dire. Finalmente qualcuno ha capito che per risolvere i problemi di un pallone che non rimbalza più, serve un esperto di sport acquatici. Mi sembra una progressione logica: dopo anni di naufragi sportivi, mettiamo al timone uno che se ne intende molto di nuoto. Se non altro, con Malagò la Federazione avrà finalmente uno stile impeccabile: falliremo, certo, ma lo faremo con la pochette coordinata e un’abbronzatura invidiabile anche a dicembre.”

​Il “pericolo” dei Campioni

​”Poi sento i soliti illusi fare i nomi di Maldini, Baggio o Rivera. Ma volete davvero rovinare il calcio italiano portandoci dentro della gente che sa cos’è un fuorigioco? È un’idea bislacca, quasi eversiva.

Gianni Rivera: Impossibile. Gianni ha il vizio di pensare. E in via Allegri il pensiero critico è considerato una malattia esantematica. Se entra Rivera, rischia di chiedere conto dei bilanci con la stessa lucidità con cui smarcava l’attaccante. Un incubo per i consiglieri che sperano di arrivare alla pensione senza essere svegliati.

Roberto Baggio: Troppo umile. Come si fa a mettere a capo della baracca uno che crede nel lavoro silenzioso e nel buddismo? In FIGC serve gente che crede fermamente nel dogma del ‘non è colpa mia’ e nella filosofia del ‘si è sempre fatto così’. Roberto rischierebbe di portare la pace, e noi abbiamo bisogno di una guerra tra poveri per tirare a campare.

Paolo Maldini: Qui siamo alla fantascienza. Paolo ha un difetto genetico imperdonabile: la dignità. Se gli proponi un compromesso al ribasso, ti guarda con quegli occhi di ghiaccio e te lo rimanda indietro senza firma. In Federazione la dignità è come il bel gioco per certi allenatori: un lusso superfluo che complica la classifica.”

 

​La soluzione politica

​”Affidarsi a Giovanni Malagò è la garanzia che nulla cambierà davvero, ma tutto sembrerà molto più esclusivo. È la vittoria del ‘Circolo’ sulla ‘Curva’. Mentre noi ci preoccupiamo dei vivai che non producono più nulla, loro si preoccuperanno che il catering della tribuna autorità sia all’altezza, con tartine al caviale ed un calice di Krug Rosè durante l’intervallo.

​In fondo, dare il calcio a un politico dello sport invece che a un calciatore è un atto di coerenza assoluta con la storia d’Italia: se hai un problema di salute chiami un burocrate, se hai un problema di giustizia chiami un azzeccagarbugli, se hai un problema di gol chiami uno che sa ormeggiare una barca  Riva a Capri.”

​La chiosa finale

​”Mi chiedete se sono preoccupato? No. Finché non propongono un milanista alla presidenza, la mia pressione resta stabile. Certo, vedere Rivera o Baggio lì dentro mi avrebbe dato l’illusione che il calcio appartenga ancora a chi lo gioca. Ma poi mi ricordo che siamo in Italia: meglio un ex Presidente autorevole del CONI,  che ci porti a fondo con eleganza, piuttosto che un fuoriclasse che ci costringa a correre davvero.

​E comunque, l’unico vero problema della FIGC resta uno solo: che non hanno ancora trovato il modo di radiare chi ha ridotto il gioco più popolare e democratico del Mondo, a circolo ristretto per pochi intimi.

Certamente ricchi, si, ma sprovveduti nel far fruttare al meglio i loro investimenti, perchè ogni anno s’indebitano sempre di più e si fanno battere anche dai norvegesi, i quali con umiltà, hanno saputo costruire un movimento partendo da zero.