
Cagliari in crisi di risultati, di gioco e forse anche di altro. Si è questo quello che trapela e soprattutto trasuda dalle prestazioni degli ultimi due mesi della squadra di Pisacane.
Otto partite con soli due punti all’attivo e ben 22 lasciati per strada, mettendo in mostra prestazioni talvolta al limite dell’indecenza, con due particolari che sono balzati immediatamente davanti agli occhi di chi tiene ai colori rossoblu.
Confusione nelle scelte tecniche e tattiche, con formazioni sempre diverse e strampalate.
Come se il tecnico fosse in confusione totale, convinto di poter vincere le partite senza schierare nella formazione iniziale nemmeno una punta di ruolo.
Folorunsho o Esposito centravanti.
Si, è vero, sembrerebbe una barzelletta, un racconto fatto per provocare la tifoseria.
Invece no, è ciò che accade puntualmente ogni domenica.
Ma perchè?
Lo spogliatotio con la cessione di Luperto, Luvumbo e Prati ha perso, oltre che tre calciatori importanti, dei leader.
I risultati sono stati catastrofici, e nonostante tutto il presidente ha lasciato il tecnico napoletano in sella.
I soli due punti conquistati e le gare perse contro Lecce, Pisa e Sassuolo, per citare le tre più emblematiche, hanno distrutto quanto di buono fatto fino all’ultimo giorno di mercato di gennaio.
Dopo il mercato di riparazione la squadra è sparita dai radar, mostrando un attaccamento alla maglia pari allo zero ed un’ unità di intenti inesistente.
La rosa rossoblu è composta (sotto le direttive del presidente e del direttore sportivo), da calciatori non di proprietà.
Una squadra di calciatori in prestito, che a fine stagione torneranno nei vari club detentori del loro cartellino.
Cosa può interessare ad un calciatore con le valigie in mano delle sorti di una squadra di cui fa parte a livello molto marginale?
La risposta la lasciamo ai lettori, i risultati che derivano da questo acume societario nel costruire le squadre è sotto gli occhi di tutti i tifosi del Cagliari.

















