Italia-Belgio-Nations league, il commento del giorno dopo: grazie a Donnarumma, evitato un passivo maggiore

Italia-Belgio-Nations league, il commento del giorno dopo: grazie a Donnarumma, evitato un passivo maggiore

Depositphotos Mancini e Ranieri Italia.jpgItalia-Belgio-Nations League, il commento del giorno dopo: grazie a  Donnarumma,   evitato un passivo maggiore

 

Un’Italia fragile e senza guida: col Belgio una lezione di realtà, ma la strada è appena iniziata. Donnarumma ha  evitato un passivo maggiore

​Il risultato recita una sconfitta amara, ma a bruciare di più è il modo in cui è arrivata. Veder soccombere l’Italia per 0 a 2 contro il Belgio all’Olimpico, in una serata in cui gli azzurri sono parsi a tratti smarriti e vulnerabili, lascia un senso di frustrazione profondo. Eppure, per analizzare con lucidità quanto visto in campo, serve fare un passo indietro e unire le diverse tessere del puzzle.

​L’approccio iniziale è stato indubbiamente il peccato originale della gara. Voler affrontare a viso aperto una squadra verticale e spietata come quella belga si è rivelato un azzardo tattico: la squadra è apparsa sbilanciata, regalando praterie che gli avversari hanno sfruttato al millimetro. A fare la differenza è stata anche un’evidente carenza di leader d’esperienza. In momenti di tale pressione, quando la tempesta perfetta sta per travolgerti, mancano maledettamente quei punti di riferimento navigati capaci di “fare da chioccia” ai tanti giovani azzurri, di abbassare il ritmo, chiamare la diagonale e guidare la squadra fuori dai guai.

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Il poco rodaggio, unica attenuante

Va detto, per amor di verità, che le attenuanti non mancano. La squadra arrivava a questo appuntamento con pochissimi giorni di allenamento sulle spalle, con automatismi ancora da oliare e un’identità tutta da costruire. Nel secondo tempo, infatti, si è visto un sussulto: gli azzurri sono cresciuti, hanno alzato il baricentro e provato a mostrare orgoglio e trama di gioco. Ma quando ti sbilanci per riaprire i giochi, lasci inevitabilmente il fianco scoperto. Se il passivo non ha assunto contorni ancora più impietosi, il merito è quasi interamente di Gianluigi Donnarumma, autore di interventi provvidenziali che hanno evitato un’umiliazione numerica peggiore. Se i belgi avessero segnato 3 o 4 reti nella prima mezz’ora del primo tempo, non avrebbero rubato nulla. È sembrata, in quei primi minuti,  la ex  nazionale di Spalletti contro la Svizzera ai passati e terribili europei.

Proprio perchè venivamo da un periodo avaro di soddisfazioni, si sarebbe dovuti partire con un approccio diverso e portare a casa almeno un pareggio, rimandando a tempi migliori il bel gioco ed il fraseggio, che tanto piace al CT. azzurro.

Era dal 1972 che gli ospiti non battevano gli italiani in una gara ufficiale. Morale della favola: “non si può promettere ai tifosi,  che vinceremo tutto in futuro se non si parte con la testa bassa e l’umiltà necessaria nel presente”.

​Resettare e ripartire

Ora il rischio di uno sconforto generale è alto e il timore di chiudere all’ultimo posto del girone inizia ad aleggiare come uno spettro. La strada è in salita e le scorie cognitive di una figuraccia del genere pesano. Tuttavia, cedere al disfattismo sarebbe il secondo errore della serata: i giovani hanno talento, ma per crescere servono equilibrio tattico, tempo e, soprattutto, qualcuno che metta le mani sul manubrio nei momenti più critici.

Il tempo per raddrizzare la rotta c’è, ma la lezione di ieri sera deve servire da sveglia immediata. È un passo indietro rispetto alla gestione Gattuso e quella breve di Baldini, ma diamo tempo e poi si vedrà.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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