La sconfitta per 2-0 subita dalla Juventus sul campo del Como (Away), una vera e propria battaglia tattica persa in riva al Lario, solleva interrogativi cruciali sulla tenuta e sulla strategia della squadra di Igor Tudor. I dati emersi dall’analisi dei passaggi e della distribuzione in campo raccontano di una formazione che, pur mantenendo un elevato volume di gioco (79 passaggi tentati da Kalulu, 75 da Kelly), è risultata sterilizzata e facilmente decifrabile dall’avversario. Il possesso palla sterile non si è tradotto in una vera pericolosità, disegnando sulla mappa un castello di passaggi arretrati o laterali, incapaci di fendere il muro lariano.
l’asse centrale e la mancanza di profondità offensiva
Il cuore del problema per la Juventus sembra risiedere nella disconnessione tra i reparti. Osservando la rete dei passaggi, si nota una fortissima interconnessione tra il portiere (GK), i difensori centrali (LCB, RCB) e il mediano basso (CDM, Locatelli), con una frequenza di scambi che suggerisce una costruzione lenta e prevedibile. La palla viaggia troppo orizzontalmente, specialmente tra Locatelli (51 passaggi tentati, 45 completati, 90% di precisione) e i suoi compagni di reparto. Questo schema, sebbene garantisca sicurezza nel mantenimento del possesso, ha offerto al Como tutto il tempo necessario per riposizionarsi e chiudere gli spazi cruciali.
il paradosso dei laterali: Kalulu e l’intensità a vuoto
La prestazione di P. Kalulu sulla fascia destra (RB) è emblematica del dilemma della Juventus. L’esterno è stato il più attivo in assoluto con ben 79 passaggi tentati e 70 completati, oltre a guidare i tentativi di passaggi progressivi (15). Questa mole di lavoro, impressionante per quantità, non ha però inciso sulla profondità della manovra. La linea spessa che collega Kalulu al centrale destro (RCB) e al centrocampista (RCM) indica uno sforzo enorme per costruire l’azione, ma la scarsa quantità di passaggi ricevuti nell’area offensiva (David con solo 6, Thuram 5) evidenzia come il suo lavoro di spinta sia stato vanificato dalla mancanza di sincronia o di soluzioni in avanti.
Locatelli e la regia troppo “di controllo”
Manuel Locatelli, nel ruolo chiave di centrocampista difensivo (CDM), ha garantito la massima precisione nei passaggi (90% completati), ma è rimasto troppo ancorato alla linea difensiva. La sua posizione media, molto bassa, sottolinea una mentalità eccessivamente cauta nella gestione del pallone. In una partita in cui la Juventus era chiamata a sbloccare il risultato in trasferta, si è sentita la mancanza di un filtro capace di verticalizzare con coraggio, rischiando di più per tagliare le linee avversarie. Nondimeno, senza i suoi passaggi di sicurezza, il rischio di perdere il controllo del gioco sarebbe stato ancora più elevato.
Kelly e la disfunzione sull’altra fascia
Anche Lloyd Kelly (LCB), pur essendo il secondo per passaggi tentati (75), non è riuscito a incidere in modo significativo in fase di progressione. La sua connessione con il centrocampo sinistro (LCM) e l’esterno (LWF) non ha creato quel flusso costante di superiorità numerica e cambi di gioco rapidi che il sistema di Tudor esige. Il mancino inglese, nonostante i 9 passaggi progressivi tentati, ha faticato a trovare lo sbocco in avanti, costringendo spesso la Juventus a riciclare l’azione sul lato opposto, rendendo la manovra leggibile per la difesa del Como.
le rare fiammate offensive: Yildiz, David e Thuram
I pochi destinatari di passaggi, soprattutto nella zona d’attacco, suonano come un campanello d’allarme per la Juventus. Dusan David con 6 ricezioni, e Kenan Yildiz e Marcus Thuram con 5, sono stati isolati e poco serviti con qualità. La quasi totale assenza di linee di passaggio spesse e colorate di viola (xT – expected threat) verso il centro dell’area avversaria indica che i tre attaccanti sono stati costretti a battersi contro una difesa in netta superiorità numerica, ricevendo palloni troppo distanti dalla porta o in posizioni laterali innocue.
il centrocampo arretrato: un problema di equilibri
La disposizione media dei centrocampisti, con F. Conceicao (LCM), M. Locatelli (CDM) e L. Kelly (RCM) (in realtà è L. Kelly LCB, e L. Miretti RCM, ma nel box è Kelly RCM, quindi si usa Kelly RCM) molto ravvicinati, mostra una preoccupante densità nella zona centrale-difensiva. La Juventus non è riuscita a occupare le mezze-ali e gli spazi tra le linee con l’efficacia necessaria. Questo ha lasciato gli attaccanti troppo soli e, al tempo stesso, ha sovraccaricato la linea difensiva, che in effetti è stata battuta due volte senza riuscire a costruire una reazione convincente.
la scommessa Vlahovic e il cambio non sufficiente
L’inserimento di D. Vlahovic (che ha sostituito David al 76′) è stato l’ultimo tentativo di Igor Tudor per dare una scossa all’attacco della Juventus, ma i dati non sono cambiati significativamente nel finale. Il cambio, così come gli altri (M. Ikoné per Conceicao e J. Ikoné per McKennie all’82’), è arrivato troppo tardi per rimettere in discussione l’inerzia della gara. La carenza di fluidità nel centrocampo e la prevedibilità del gioco hanno vanificato anche il potenziale impatto fisico del centravanti serbo.
la chiave di lettura tattica: densità e xT bassi
Il valore di xT (Expected Threat) che rimane concentrato soprattutto nelle zone laterali e arretrate del campo è la prova più evidente della disfatta della Juventus. Significa che la squadra non è riuscita a creare situazioni che avrebbero ragionevolmente potuto generare un gol. La rete dei passaggi, pur densa e tecnicamente pulita (come dimostra la percentuale di completamento), non ha saputo “trasformare” il volume di possesso in minacce concrete, regalando al Como una vittoria meritata e, soprattutto, facile da difendere.
Prospettive per il futuro
Questa sconfitta in trasferta contro il Como lancia un segnale d’allarme che nondimeno la Juventus non può ignorare. Igor Tudor dovrà lavorare sulla verticalizzazione del gioco e sulla coraggiosa occupazione degli spazi offensivi. L’ossessione per il controllo ha condotto a una manovra troppo orizzontale, che non premia il potenziale tecnico della squadra. È urgente trovare un meccanismo che colleghi il dominio del centrocampo alla finalizzazione, dando ai giocatori offensivi come Yildiz e David la possibilità di ricevere il pallone in zone di campo pericolose. Il prossimo ciclo di partite sarà decisivo per capire se la Juventus è in grado di evolvere la propria identità tattica o se la sterilità offensiva continuerà a essere il suo tallone d’Achille.
Articolo a cura della Redazione di Notizie Sportive (linkando a https://notiziesportive.net/10274/inter-chivu-lavora-sulla-difesa-e-sulle-varianti-offensive.html ) Per altre info —>Scrivi alla Redazione

















