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Il piano Baggio bocciato dalla Figc che ha preferito sprofondare nell’oblio

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BAGGIO
Baggio

Baggio aveva avuto delle idee positive, con lo scopo di riformare il calcio, di valorizzare la tecnica e la fantasia a discapito della fisicità esasperata.

Un fattore che ha distrutto il nostro calcio, che in questi anni ha scimmiottato quello degli altri in maniera assolutamente errata, producendo disastri in serie.

Questi i punti salienti del dossier

Nuova formazione degli allenatori: selezione più rigorosa, percorsi di studio strutturati e maggiore attenzione alle competenze educative oltre che tecniche.

Scouting capillare: suddivisione dell’Italia in 100 distretti, con osservatori federali incaricati di monitorare costantemente il territorio.

Archivio digitale nazionale: creazione di database e piattaforme video per seguire lo sviluppo dei giovani calciatori.

Valutazioni tecniche avanzate: test per misurare coordinazione, rapporto con la palla e intelligenza calcistica, superando l’ossessione per la fisicità.

Centro studi permanente: collaborazione con università e ricercatori per introdurre innovazione e analisi dei dati.
Centralità dei valori: educazione, responsabilità e cultura sportiva come pilastri della crescita dei giovani.

Il piano rimasto nel cassetto

Nel dicembre del 2011 Baggio presentò il dossier al Consiglio Federale.

La FIGC annunciò uno stanziamento di 10 milioni di euro per avviare il progetto, ma alla fine il piano finì stipato in soffitta.

Fu così che Baggio nel 2013 rassegnò le dimissioni.

Troppo intelligente, troppo ricco di dignità, per stare insieme a personaggi politici come Gravina che non vogliono il bene del calcio italiano.

Roby Baggio aveva capito che mancava la volontà per attuare una rivoluzione.

Il suo dossier rimase chiuso in una cassettiera, mentre se qualcuno lo avesse aperto e analizzato, il calcio italiano non avrebbe conosciuto anni pessimi.

Magari in questi anni in estate avremmo potuto assistere alle partite dell’Italia.

figc

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