venerdì, Luglio 10, 2026
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Crisi profonda: quali sono i mali del calcio italiano

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Barletta calcio

Crisi profonda. L’Italia e il calcio, un binomio importante per il nostro paese. Negli ultimi anni però il nostro pallone ha subito un declino evidente ed abbastanza importante.

Le colpe?

Vanno distribuite su più fronti, partendo dalle scuole calcio fino ad arrivare alla nostra serie A.

Il primo è più grande problema è la politica del calcio, e la politica nel calcio.

Chi guida la nostra federazione è inevitabilmente un uomo appoggiato dalla politica e dai poteri forti.

La nostra Figc con la nostra Nazionale ha fallito in maniera clamorosa, steccando per due volte consecutive la partecipazione al mondiale.

In un paese normale il presidente della Figc e tutto il suo carrozzone si sarebbe dimesso per manifesta incapacità e risultati iper negativi (solo Mancini ebbe il coraggio e la dignità di farlo).

Nel nostro ciò invece non è accaduto, anzi è stato rinnovato il mandato a chi ha fallito; roba da far accapponare la pelle.

In effetti non c’è da stupirsi in un paese dove, un manager che lascia voragini economiche importanti, viene premiato con una buonuscita plurimilionaria, invece di essere cacciato con la condanna ad un rimborso economico.

Di conseguenza se il calcio, nella sua accezione più aulica, è guidato da una politica fallimentare, a cascata diventa una realtà con troppi lati negativi; difficili da estirpare.

Crisi profonda del calcio, intromissioni fuori luogo

Ricordate quando un presidente del Consiglio fece delle considerazioni sul tecnico della Nazionale?

L’allora selezionatore si dimise, dopo essere stato tritato da una bufera mediatica.

Oggi invece, il presidente del Senato parla e indica la strada che la classe arbitrale  dovrebbe seguire quando gioca la sua squadra del cuore.

Entrambi i personaggi cosi facendo, utilizzano la loro posizione per influenzare la federazione e le altre categorie che ruotano intorno al mondo del calcio, facendo danni inestimabili, senza nemmeno rendersi conto.

Le intromissioni in campi non di propria competenza, generano sempre caos e deviano anche i comportamenti di chi invece dovrebbe essere imparziale.

Il calcio, tra le altre cose, è la terza/quarta industria italiana, visto che genera introiti importanti e crea numerosi posti di lavoro.

Svilirlo con comportamenti non professionali, porta inevitabilmente all’autodistruzione.

L’Italia in questo senso ha imboccato la strada maestra e con una velocità doppia rispetto ad altri.

Crisi profonda

Il campionato più bello e ricco del mondo, è diventato un lontanissimo parente di ciò che era.

Oggi la Premier, la Bundesliga, la Ligue 1, sono tornei tecnicamente ed economicamente più forti.

Quello portoghese, storicamente molto inferiore al nostro, non è lontano dal raggiungerlo.

La nostra federazione in tutti questi anni, non è stata in grado di fare una sola riforma che possa ridare slancio ad un calcio che ristagna nella mediocrità più assoluta.

Per ripartire ci vorrebbe un’ inversione di tendenza, ma ancor prima un cambio di uomini al comando nelle istituzioni del calcio; accompagnate da un bel bagno di buonsenso in tutti gli ambiti.

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