Il Napoli esce dal Maradona con un pareggio che non sembra una semplice parentesi ma un segnale profondo, quasi preoccupante, soprattutto considerando la dimensione europea che da anni il club prova a costruire.
La squadra di Conte ha mantenuto l’ordine difensivo, ha retto l’urto dell’Eintracht, ma si è trovata davanti a un muro che non ha mai davvero provato a sfondare.
Si è vista un’idea, ma non il fuoco.
Il risultato è un 0-0 che non fa rumore, ma lascia un’eco lunga.
Napoli e l’attacco che non punge
Napoli ha giocato con lentezza, con una manovra che sembrava trascinarsi invece di andare.
La costruzione bassa ha funzionato, certo.
Le distanze erano corrette, le posizioni ragionate.
Ma mancava la rotta.
Mancava la scelta verticale, mancava l’accelerazione improvvisa, quel colpo di genio che distingue una squadra che vuole dominare da una che preferisce accompagnare la gara e attenderla.
Hojlund è apparso timido, poco cattivo, quasi scollegato dal contesto offensivo.
Non un terminale, ma una presenza laterale.
Politano non ha inciso, anzi, si è visto spento, senza una giocata determinante, senza la scintilla che lo ha reso decisivo in tante notti.
E McTominay, faro della passata stagione, si è perso tra tocchi imprecisi e letture sbagliate, come se avesse perso il ritmo interno della sua stessa identità.
Napoli e i fantasmi della Champions
Europa porta memoria.
E Napoli, in Champions, porta ancora cicatrici non chiuse.
La sensazione è che ogni partita internazionale pesi più del dovuto, come se la squadra entrasse in campo già con un peso sulle spalle.
Conte lo sa.
Sa che l’Europa non perdona esitazioni.
Sa che queste partite, anche quando non le perdi, rischiano di segnarti dentro se non impari a controllarne l’inerzia.
Il pubblico del Maradona lo ha capito.
Non c’erano fischi.
Non c’era rabbia.
C’era sbadiglio.
E a volte lo sbadiglio è più doloroso di qualsiasi contestazione.
Significa disincanto.
Significa distanza.
Napoli e chi deve prendersi la squadra sulle spalle
Il vero nodo è psicologico.
Non tecnico.
Non tattico.
È un nodo di responsabilità, di leadership, di voce.
Chi guida questa squadra nei momenti in cui il pallone pesa?
Chi accende la scintilla quando la partita è piatta?
Chi rompe gli schemi quando lo schema non basta più?
Conte guarda il campo e cerca risposte.
Elmas è stato uno dei pochi a provare a far saltare gli equilibri.
Anguissa ha combattuto, come sempre.
Ma contro avversari europei serve qualcuno che trascini, che morda, che urli in campo che quella partita deve essere vinta.
Quella figura non si è vista.
Ed è questo che preoccupa.
Prospettive per il futuro
Il Napoli non è una squadra in difficoltà tecnica.
Non è una squadra confusa.
Non è una squadra smarrita.
È una squadra in transizione.
Sta passando da un modo di stare in campo a un altro.
Da un pensiero libero e associativo a una costruzione più rigida, più strutturata, più collettiva.
Questo percorso richiede tempo.
Ma l’Europa non aspetta.
La domanda, ora, è semplice e pesante:
quando arriverà l’accensione mentale?
Quando il Napoli deciderà di giocare da protagonista e non da aspirante?
Il tempo c’è.
Ma non è infinito.
E la sensazione è che il primo che ritroverà coraggio, scintilla e cattiveria, trascinerà tutti gli altri.
L’Angolo Tattico di Stepk ⚽
Il Napoli di Conte è chiaramente costruito su una struttura difensiva solida e compatta, con una linea di centrocampo stretta pronta a scivolare lateralmente per chiudere gli spazi.
Il problema, contro l’Eintracht, è stato il collegamento tra centrocampo e attacco.
McTominay è rimasto troppo basso, quasi sulla linea di Lobotka, riducendo le possibilità di inserimento e rendendo prevedibile la circolazione.
Hojlund ha atteso il pallone sui piedi, invece di attaccare lo spazio alle spalle del centrale, e questo ha permesso alla difesa tedesca di rimanere sempre in controllo.
Politano non ha mai creato superiorità numerica, costringendo il Napoli a giocare su un lato “spento”.
Il sistema funziona sulla carta.
Ma deve accendersi negli interpreti.
Serve più aggressione senza palla delle mezzali, più sincronizzazione nei movimenti e una punta che pretende la profondità invece di aspettare la giocata comoda.
Lì si gioca il salto di qualità.
Articolo a cura della Redazione di Notizie Sportive
(https://notiziesportive.net/10274/inter-chivu-lavora-sulla-difesa-e-sulle-varianti-offensive.html)
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