“Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono sport dilettantistici”. Con queste parole sconcertanti, il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha tentato vanamente di giustificare la terza mancata qualificazione di fila al Mondiale della Nazionale Italiana.
Provare ad oscurare il fallimento di un intero movimento calcistico richiamando al presunto dilettantismo degli altri sportivi italiani, fautori dei più grandi successi del nostro Paese nell’ultimo periodo, è imbarazzante oltre che anacronistico.
Non a caso il momento più buio del calcio italiano coincide con il periodo di maggior splendore in tutte le altre discipline sportive, dal tennis ai motori fino addirittura a baseball e cricket. Questo è il segno dei tempi che cambiano, come dimostrano le tante medaglie conquistate nelle ultime spedizioni olimpiche estive ed invernali.
La politica stanzia enormi fondi pubblici al calcio italiano, ovvero ben 344 milioni sui 569 totali destinati allo sport azzurro. Eppure Gravina parla di dilettantismo degli altri sport, senza considerare che ad esempio tennis e pallavolo presentano movimenti che godono di ottima salute. Addirittura la FITP risultata la Federazione italiana con i ricavi più alti nonostante incentivi decisamente minori rispetto alla FIGC.
Il calcio azzurro è in crisi e non riconoscerlo, assumendosi le doverose responsabilità, è da veri dilettanti.















